Ogni terra ha i suoi piccoli misteri, le sue storie o leggende, i miti da sfatare. Si potrebbero scrivere libri interi sull’argomento, ma oggi mi limiterò a poche curiosità e precisazioni che ritengo essenziali, se si intende approfondire almeno un po’ la conoscenza di Lecce.

Chiunque abbia fatto una passeggiata nel centro storico, almeno una volta, si sarà imbattuto nel monumento simbolo del Barocco leccese: la Chiesa di Santa Croce. Il prospetto principale lascia a dir poco senza fiato e fu opera di tre artisti salentini succedutisi sul cantiere tra ‘500 e ‘600: Gabriele Riccardi, Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna. Bene, a detta di alcuni studiosi, il Penna volle rappresentare sul rosone il proprio autoritratto, un volto di profilo con un naso molto pronunciato che guarda in direzione del Convento dei Celestini. Eppure non tutti sanno che – nascosti tra colonne, putti e foglie di acanto  – ci sono altri volti (solo in corrispondenza del rosone ve ne sono altri 4). Non ci è dato sapere a chi appartengano (magari sono davvero ritratti di maestranze attive all’epoca sul cantiere) né se sia stato il Penna, o qualche altro abile scalpellino, a lasciare un messaggio alle future generazioni… un messaggio ancora tutto da decifrare!

D’altro canto era piuttosto abituale, all’epoca, utilizzare l’arte per veicolare messaggi più o meno importanti. Non mi riferisco al simbolismo esoterico-massonico (che pure ha nel Salento esempi interessanti) ma, tanto per intenderci, a messaggi di natura politico-religiosa. Guardando sempre la Basilica di Santa Croce si nota, sullo spigolo destro, quella che gli studiosi di architettura salentina definiscono ‘colonna inglobata o ingabbiata’, ovvero una lesena (in alcuni casi, come nel Sedile di Lecce, vero e proprio pilastro) sulla quale delle ‘aperture’ o cornici di forma ovale consentono di osservare la colonna inglobata al suo interno. Bene, questo elemento, piuttosto singolare, che costituisce un po’ la firma di Gabriele Riccardi, al di là di una pura intersezione tridimensionale di due volumi, starebbe a simboleggiare la dialettica tra forma e materia ma anche la vittoria della cristianità (il pilastro) sulla paganità (la colonna).

E proprio la colonna ci porta a parlare di un’altra curiosità: la colonna su cui poggia la statua di Sant’Oronzo nell’omonima piazza. Forse non tutti sanno che si tratta di una delle due colonne poste dai Romani al termine della via Appia, a Brindisi (dove al momento ne rimane solo una). L’arrivo a Lecce della colonna rappresentò il definitivo superamento del non plus ultra, attestando la supremazia di Lecce su Brindisi e consentendo a Lecce di imporsi come nuova frontiera tra Oriente e Occidente.  

La statua di Sant’Oronzo, posta sulla colonna, fu realizzata da Giuseppe Zimbalo nel XVII secolo. E sapete perché si decise di erigere in piazza una statua del Santo proprio in quel momento?Perché Lecce e l’intera Terra d’Otranto furono risparmiate dalla peste del 1656 grazie al miracoloso intervento del Vescovo Oronzo. Fu doveroso, quindi, eleggerlo patrono della città insieme ai Santi Giusto e Fortunato, lasciando un po’ in disparte la prima indiscussa patrona della città: Sant’Irene.

Ma non pensiate, e con questo concludo, che Oronzo, Giusto e Fortunato siano gli unici a doversi preoccupare delle sorti della città del Barocco…nel corso del XVII secolo Lecce, insieme con Napoli e Palermo, fu tra le città più ‘santificate’, contando al suo attivo ben 18 santi patroni…e scusate se è poco!

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